|
|
|
Figure retoriche nella lingua italiana
1. Figure (in senso stretto) - Parte 1
A cura del dott.ing. Damiano Martorelli
Come accennato nella lezione precedente, la definizione di retorica è oggi quanto mai complessa. Forniamo ora qui alcuni esempi delle principali figure (intese in senso stretto) che si incontrano nella letteratura italiana (sia essa prosa o poesia).
- Allitterazione: la ripetizione di una lettera o di un gruppo di lettere in una o più parole
successive; In poesia, nelle canzoni e negli annunci pubblicitari, viene usata per far risaltare determinati effetti musicali e per mettere in evidenza certe parole. Esempi: e caddi come corpo morto cade (Dante); a morsi venir di rabbia ardenti, / con aspri ringhi e ribuffati dossi (Ariosto); E come il vento / odo dormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando (Leopardi, L'infinito);
- Anacoluto: propriamente una figura grammaticale, cioè una frase in cui la seconda parte non connessa alla prima in modo sintatticamente corretto. Esempio: Ma che l'amore della vita negli uomini non sia naturale, vedi che moltissimi..., Come si dice di Ermotimo che l'anima gli usciva... (Leopardi, Operette morali);
- Anadiplosi o raddoppiamento: dal greco anadíplosis, «duplicazione», anticamente detta anche epanastrofe o reduplicatio, è una figura che consiste nella ripetizione di uno o più elementi terminali di un segmento di discorso, all'inizio del segmento successivo. Esempio: ma la gloria non vedo / non vedo il lauro e 'l ferro ond'eran carchi (Giacomo Leopardi, All'Italia)
- Anafora: la ripetizione di una o più parole all'inizio di periodi, frasi e magari versi successivi: Per me si va nella città dolente, / per me si va nell'etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente
(Dante); ecco apparir Gierusalem si vede, / ecco additar Gierusalem si scorge, / ecco da mille voci
unitamente / Gierusalemme salutar si sente (Tasso); ora c'insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci
pungi ora ci percuoti ora ci laceri... (Leopardi, Dialogo della Natura e di un Islandese);
- Anastrofe o inversione: propriamente l'inversione di due o più parole rispetto all'ordine normale con cui si dispongono nella frase ( una forma di iperbato [cfr. dopo] frequentissima in poesia e nella prosa latineggiante): Convenevole cosa , carissime donne... (Boccaccio); Carlo, che vede scompigliata e sciolta / venir sua gente in fuga manifesta (Ariosto); Tremar sentì la man, mentre la fronte / non conosciuta ancor sciolse e scoprio
(Tasso); e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo (Leopardi, L'infinito);
- Antanaclasi: dal greco antanàklasis ("riflessione"), è una figura retorica che consiste nell'usare nel medesimo periodo la stessa parola ma con significato diverso, per es.: "non sempre la rosa è rosa"; "il piacere di piacere agli altri". Crea un particolare effetto quando la stessa parola viene pronunciata, in un dialogo, da due interlocutori diversi: il secondo interlocutore riprende una parola già usata dal primo, ma gliela ritorce contro argutamente o polemicamente, attribuendole un senso non previsto (ad es.: Amleto, tu hai molto offeso tuo padre. / Madre, tu hai molto offeso mio padre; da Shakespeare).
- Antitesi: la contrapposizione di concetti opposti o comunque fortemente divergenti: Non fronda
verde, ma di color fosco; / non rami schietti, ma nodosi e rivolti; / non pomi v'eran, ma stecchi con
tosco (Dante), Pace non trovo, et non o da far guerra; / e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio; et
volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra... (Petrarca); I modi di Bireno empii e profani / pietosi e santi
riputati foro (Ariosto); a dar si volse / vita con l'acqua a chi co 'l ferro uccise (Tasso); e gli altri
augelli contenti, a gara insieme / per lo libero ciel fan mille giri / ... / tu pensoso in disparte il tutto miri
(Leopardi, II passero solitario);
- Apostrofe: il rivolgersi direttamente a persona o cosa assenti e diverse comunque dal pubblico
cui il messaggio nella sua globalità indirizzato: Ahi fiera e maladetta disavventura! non ti bastano le
ingiurie che per lo addietro fatto m'avevi... (Bembo); O sonno, o de la queta, umida, ombrosa notte,
placido figlio (Della Casa); Ahi pazza Italia! Il tuo furor medesmo / oltre l'alpi, oltre 'l mar destò le
risa (Parini); O natura, o natura, / perchè non rendi poi / quel che prometti allor? / perchè di tanto /
inganni i figli tuoi? (Leopardi, A Silvia);
- Asindeto: consiste nella soppressione delle normali congiunzioni in una frase, ed il polisindeto, viceversa, consiste nella successione di diverse ripetute congiunzioni: Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, / le cortesie, l'audaci imprese io canto (Ariosto); o selva o campo o stagno o rio / o valle o monte
o piano o terra o mare (Ariosto);
- Assonanza e consonanza: sono figure di rilievo soprattutto in testi poetici (in relazione alla rima e ad altri fatti metrici), che nei casi più semplici consistono rispettivamente nell'identità di vocali in due termini vicini (ma separate da consonanti diverse, altrimenti si avrebbe rima) come in dolore/forte, lasso/guardo; e nell'identità di consonanti in due termini vicini (ma in presenza di vocali diverse), es.morte/conforto;
- Bisticcio o paronomasia o annominazione: l'accostamento di due parole foneticamente simili ma semanticamente diverse: ch'i' fui per ritornar più volte volto (Dante); perchè fur negletti / li nostri voti, e voti (= vuoti) in alcun canto (Dante); non ti turbare; e se turbar ti dei, / turbati che di fe' mancato sei (Ariosto);
- Chiasmo: la disposizione di parole corrispondenti in ordine invertito (secondo lo schema ABBA
o ABCCBA ecc.) in due frasi successive: Pace non trovo, et non o da far guerra (Petrarca); L'onta
irrita lo sdegno a la vendetta, e la vendetta poi l'onta rinova (Tasso); vivi felice, se felice in terra / visse nato mortal (Leopardi, Ultimo canto di Saffo};
- Climax o gradazione: un'enumerazione di termini che hanno significato gradatamente più intenso (climax ascendente) o meno intenso (climax discendente): e con virtude e con fortuna molta /
l'urta, l'apre, ruina e mette in volta (Ariosto); che voglia alcun così infamare il nome / de la sua donna
e crede e brama e spera (Ariosto), climax rispettivamente ascendente e discendente;
Continua...
|
|