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Indice Corso
0. Introduzione
1. Figure (in senso stretto)
2. Tropoi (o traslati)


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Introduzione alle figure retoriche nella lingua italiana - Damiano Martorelli
Disponibile su
LaFeltrinelli.it

   

Figure retoriche nella lingua italiana
0. Introduzione
A cura del dott.ing. Damiano Martorelli

0.1 Premessa

La definizione di retorica è oggi quanto mai complessa (si pensi solo alla classificazione delle sue parti); per essere del tutto corretti l'approccio dovrebbe essere affrontato in prospettiva storica, tenendo conto delle diverse concezioni e classificazioni succedutesi nel tempo. Questo non è l'obiettivo di questo breve tutorial: a noi preme fornire qui alcuni esempi delle principali figure retoriche che si incontrano nella letteratura italiana (sia essa prosa o poesia). Tuttavia occorrerà premettere alcune considerazioni assai sommarie sulla retorica in generale.



0.2 Un po' di storia...

In antico la retorica era l'arte dell'argomentare, del dire persuasivo ed efficace. L'acquisizione e l'uso delle tecniche retoriche aveva essenzialmente finalità pratiche, di persuasione appunto, e si esercitava in tre ambiti principali: giudiziario (ad accusa o difesa di un imputato in un processo), deliberativo (per persuadere un'assemblea a deliberare in un modo piuttosto che in un altro), dimostrativo (nei discorsi di natura celebrativa per convincere un uditorio che un personaggio è degno di lode o di riprovazione). Grandi figure del passato sono Lisia, Demostene e Cicerone, che dell'ars oratoria fecero un'arte oltre che strumento politico.
     La retorica non ha, in verità, mai perso queste sue funzioni, almeno mai completamente (neppure nella Roma imperiale quando si discuteva della crisi della retorica ed alcuni avanzavano come spiegazione lo svuotamento delle istituzioni repubblicane, che toglieva senso all'esercizio politico della retorica, visto che tutto era deciso dal princeps). Piuttosto, va detto che ben presto la retorica trovò un'applicazione letteraria e soprattutto divenne oggetto di riflessione in funzione dell'uso letterario. Per alcune epoche, quelle di "crisi" appunto, si è anzi parlato di una "letteraturizzazione" della retorica, cioè di un uso prevalentemente letterario di essa, di un suo progressivo distacco dal contesto socio-politico in cui era sorta e si era sviluppata; questo, secondo alcuni, portava ad una sorta di snaturamento della retorica, privata delle sue funzioni persuasive e ridotta ad arte dell'ornamento del discorso letterario. In origine, nel mondo antico, la retorica era composta di cinque parti: l'inventio (la scelta degli argomenti più efficaci da utilizzare nel discorso persuasivo e nell'orazione), la dispostio (la strutturazione dei contenuti, la disposizione ordinata degli argomenti, e, per estensione, anche delle parole e delle figure nelle singole parti), l'elocutio (la cura dell'espressione, il rivestimento e l'ornamento verbale delle idee, degli argomenti prescelti nell'inventio), la memoria (la memorizzazione, con tutte le sue tecniche particolari) e l'actio (la scelta del tono, dei gesti, della mimica ecc. da utilizzare nell'esecuzione del discorso).


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     Nell'uso letterario della retorica e nella trattatistica relativa è l'elocutio che viene privilegiata e considerevolmente dilatata, sino a divenire quasi una disciplina a sé. L'elocutio deve realizzare quattro virtutes: la puritas o purezza linguistica, la perspicuitas o chiarezza comunicativa, il conveniens o convenienza della forma rispetto all'argomento e l'ornatus o ornamento. In funzione della convenienza si ha una distinzione in tre grandi stili - alto, mediocre, basso - connessi all'argomento e alla natura dei personaggi che il Medioevo, derivandola dall'antichità, teorizzerà con gran cura. Relativi all'ornatus sono la classificazione e l'uso delle figure retoriche (in senso ampio), che sono lo strumento per realizzarlo. È di queste che qui ci occuperemo. Distinguiamo quindi (secondo la classificazione di H. Lausberg, Elementi di retorica, II Mulino, Bologna 1969) in figure (in un'accezione più ristretta) e tropi (o traslati): con tropo si intende l'uso improprio di un termine o di una frase, mentre con figura si intende la modificazione di un messaggio normale attuata mediante aggiunta, sottrazione, inversione o attraverso un particolare ordinamento di alcune componenti del messaggio stesso nella sua forma verbale.



 
     
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